Influencer Marketing: il potere delle opinioni altrui.

Di Franco Gilmozzi 3 anni faNon ci sono commenti
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L’influencer marketing potrebbe essere erroneamente confuso con quello che comunemente definiamo “passaparola” ma nel caso di specie andiamo ben oltre questa semplice attività. L’influencer è una figura (sempre più potente) che sta assumendo notevole rilevanza nelle strategie comunicazione on-line di aziende ed organizzazioni.

Jonathan Kerry ed Eduard Berry nel loro interessantissimo libro “The Influentials: One American in Ten Tells the Other Nine How to Vote, Where to Eat, and What to Buy” descrivono in modo puntuale e dettagliato la fisionomia e le caratteristiche degli influencer d’america raccontandone attitudini, estrazione culturale, economica e contesti sociali, arrivando a stilarne una precisa classificazione:

  1. Gli attivisti: sono individui che hanno un impegno nei confronti della comunità in cui vivono, movimenti politici, associazioni, organizzazioni, ecc;
  2. I connessi: persone che hanno una grande mole di contatti sui social network;
  3. Influencer d’impatto: sono persone ammirate e godono della fiducia degli altri;
  4. Le menti attive: che hanno interessi multipli e molto vari e li condividono nel mondo dei social network;
  5. Trendsetter: quelli che tendono ad entrare per prime in un determinato mercato o ad adottare un particolare prodotto (e che sono anche le prime ad abbandonarlo).

Nell’era del WEB 2.0 la gestione della reputazione aziendale è diventata un problema cogente, per affrontare il quale, non basta gestire in modo “standardizzato” la propria presenza sui social network. Sappiamo tutti che il reclamo di un cliente insoddisfatto – e mal gestito dall’azienda responsabile del disservizio – può trasformarsi in un vero e proprio incubo capace di segnarne indelebilmente la reputazione. E se il cliente insoddisfatto è un influencer, le conseguenze somiglieranno ad una vera a propria “Caporetto”.

A parte questi casi, l’influencer marketing ha più a che fare con strategie di ampio respiro riferite – per esempio – ad aziende che per il lancio di un prodotto decidono di “adottare” queste figure per supportare al meglio la propria strategia, sfruttando in modo adeguato la potenza dei canali social e del word of mouth. A tal proposito Kerry e Berry, dopo un decennio di ricerche mirate a comprendere il fenomeno, interviste e focus group, hanno stabilito che per quanto importante sia la parola detta (word), ancor più importante è la bocca (mouth) che la dice, a sottolineare (ce ne fosse stato bisogno) il crescente potere di questi individui.

Stiamo assistendo, come è già successo in passato nel mondo digitale, alla nascita di una nuova categoria di “professionisti” della comunicazione (pensiamo per esempio ai Blogger) capaci di diffondere i propri pensieri e le proprie opinioni e “condizionare” famigliari, amici, amici degli amici e conoscenti in vere proprie “campagne opinionistiche” capaci di coinvolgere migliaia (o centinaia di migliaia) di persone. Quante volte, prima di acquistare qualche cosa in rete, vi è capitato di leggere le recensioni di qualcuno che aveva acquistato lo stesso prodotto prima di voi? Le avete semplicemente ignorate anche se erano in gran parte negative? Non credo.

Pensate a Tripadvisor: basato quasi esclusivamente sulle opinioni altrui è in grado di segnare, nel bene e nel male, il destino di un ristorante. E cosa accade quando un vostro amico condivide su Facebook o su Twitter un post terribile sull’ultimo ristorante nel quale è stato? Proprio quello in cui avreste voluto andare con vostra moglie domani sera! Vi lascia forse indifferenti?

Questi esempi servono solo a dimostrare che l’opinione di un “terzo”, sia esso un conoscente, un influencer o un perfetto sconosciuto, assumono un peso rilevante nelle nostre decisioni, forse molto più spesso di quanto ci accorgiamo. In realtà è sempre stato così anche molto prima che Internet e i Social Network entrassero prepotentemente nelle nostre vite. La differenza, rispetto ad oggi, è che in passato quell’opinione veniva dichiarata (e ascoltata) da una persona per volta, al massimo due. Oggi un influencer che vanta un minimo di “followers” (nell’ordine delle migliaia) è in grado di comunicare simultaneamente e in tempo reale con un numero ragguardevole di individui i quali, a loro volta, diffonderanno molto probabilmente quell’opinione nel loro entourage.

Come ogni mercato che si rispetti anche quello degli influencer appare vivace e sempre più oggetto di attenzioni da parte di aziende, consulenti e iniziative imprenditoriali. Tra le molte società specializzate (prevalentemente straniere) che offrono questo genere di servizi, credo valga la pena citare influencer50.com, commun.it, gaggleamp, blogdash.

Sono più o meno tutte orientate a identificare, profilare e classificare i maggiori e più autorevoli influencer suddivisi per ambiti di mercato e segmenti di business, fornendo, a fronte del pagamento di un canone annuale o mensile,  dei veri e propri cruscotti di gestione per la pianificazione e il monitoraggio delle campagne.

Recentemente sono approdato su un sito australiano startupsmart che ospita un’interessante articolo su Hypetap, una nuova piattaforma di influencer marketing prevalentemente attiva nel mercato australiano. Lanciata in beta version solo a dicembre dello scorso anno, Hypetap dispone oggi di un database contenente più di 1000 influencer in grado di raggiungere a coinvolgere circa 75 milioni di persone. Rispetto alle altre citate, Hypetap è il primo esempio (che io conosca) di piattaforma che estende il proprio raggio d’azione, coinvolgendo non solo aziende ed influencer ma anche agenzie di comunicazione specializzate nella creazione di campagne di digital marketing end to end.

Sono abbastanza convinto che l’idea sia vincente e per una ragione molto semplice: la gran parte delle aziende che si avvicinano all’influencer marketing hanno ancora bisogno di essere guidate e la presenza di un piattaforma che coinvolga tutti i player della catena consentirà ai clienti, alle loro agenzie e agli influencer di operare in grande sinergia, con strategie più mirate e risultati certamente migliori.

 

 

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